Professione Data Analyst: metà scienziato, metà architetto [I Quaderni della Comunicazione / 2014]

Tratto da Interview I Quaderni della Comunicazione Dec 2014

Intervistsa a Simone Martinelli

Non esiste una linea rossa nei data che dice da qui in poi i dati sono ‘Big’. È un approccio che va a trasformare i dati in informazioni che siano business relevant, dice Simone Martinelli, head hunter di Open Search Network, società di head hunting specializzata in data e con sede a Londra.

Come si trasferisce allora al mercato del lavoro il concetto di Big Data?
Il concetto di Big Data nasce dall'esigenza di gestire grandi moli di dati in ambito scientifico.
A livello di business, in linea con l’andamento economico attuale, l’utilizzo di soluzioni Big Data ha permesso di creare delle nuove opportunità dove prima non erano state colte. Si è scoperto che non solo c’era ancora tanto da fare, ma che la lettura e interpretazione dei dati avrebbe consentito di accedere ad aree di guadagno o risparmio, prima inesplorate.

In ambito lavorativo il mestiere piu’ sexy del mondo e’ diventato quello dello statistico e del matematico. Ad accrescerne l’appeal è il ‘talent shortage’. Quello dei Big Data è un mercato candidate driven: la domanda di professionisti supera di gran lunga l’offerta. Ovviamente il paradigma Big Data ha trovato subito applicazione in ambito media. Per esempio, Netflix ha realizzato la prima serie di ‘Orange is The New Black’ e di ‘House of Cards’ senza passare da un pilot, proprio perché forte delle informazioni business relevant che avevano sviluppato a partire dall’incrocio di dati di consumo dei propri clienti e dati online.

C’è un profilo tipo?
Semplificando al massimo abbiamo due metà del cielo: un profilo business e uno tecnico.
Il profilo business è il Data Scientist, uno statistico o un matematico, spesso con un Phd, capace di interfacciarsi con il lato cliente, sia interno o esterno, e con il team tecnico. Si tratta di un campione bilanciato, fatto di uomini e donne in pari misura.
Il profilo tecnico comprende anche ingegneri e informatici. Tra i ruoli più richiesti oggi ci sono i Big Data Solution Architects, che si occupano della struttura su cui 'poggiano' i data, i Big Data Analysts, che si trovano all’incrocio dell’area tra software engineering, quality assurance e technology operations, e gli esperti di UX-UI (User Experience and User Interface, ndr), che si occupano degli aspetti grafici e di user experience della dashboard direzionali.

Quanto vale un profilo ‘Big Data’?
L’approccio italiano tipico è: “dimmi quanto guadagni che ti do un po’ di più”. In questo segmento le società cominciano a ragionare su offerte mirate poiché la concorrenza sui candidati è tanta e arriva anche dall’estero.
 
Qual è il vantaggio di rivolgersi a una società di head hunting?
Banalmente, noi parliamo tutti i giorni con questi profili, sappiamo dove si trova il professionista più in linea con le esigenze del cliente, conosciamo i progetti e gli attori direttamente coinvolti. Insomma, facciamo risparmiare al management una delle risorse più importanti e non acquistabili su nessun mercato, il tempo.